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Corte costituzionale, sentenza 8 novembre 2018 n. 194

No alla determinazione dell’indennità per il licenziamento ingiustificato esclusivamente in base all’anzianità di servizio. Depositata la sentenza, con la quale la Corte ha dichiarato incostituzionale la norma del decreto legislativo n. 23/15 sul rapporto di lavoro a tutele crescenti, nella parte in cui stabilisce l’ammontare dell’indennità, dovuta in caso di licenziamento privo di g.c. o g.m. nei rapporti istaurati dal 7 marzo 2015, in esclusivo collegamento con l’anzianità di servizio (due mensilità di retribuzione per ogni anno di servizio, con un minimo e un massimo ora di 6 e 36 mensilità). Secondo la Corte, il giudice, nel determinare l’ammontare dell’indennità tra il minimo e il massimo indicato...

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Corte di cassazione, sentenza 22 ottobre 2018 n. 26675

L’inadempimento all’obbligo di repechage comporta la tutela reintegratoria. Nel caso esaminato una dipendente era stata licenziata perché diventata fisicamente inidonea alle mansioni di assunzione, senza che l’impresa ricercasse e le offrisse l’impiego in altri compiti. Nel regime della legge Fornero si applica la tutela reintegratoria, tra le altre ipotesi, nel caso di ingiustificatezza del licenziamento per inidoneità fisica o psichica del dipendente. Secondo la più recente giurisprudenza della Corte, il fatto giustificativo, in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo (quale quello per inidoneità), si compone, oltre all’eventuale soppressione del posto o sopravvenuta inidoneità alle mansioni etc., anche della mancata ricerca e offerta di un diverso posto...

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Corte di cassazione, ordinanza 10 ottobre 2018 n. 25105

In un giudizio per danni conseguenti a ripetute condotte del datore di lavoro vessatorie o determinanti profondo disagio in una dipendente, l’ordinanza della Corte, senza ricorrere a figure con sovrastrutture teleologiche particolari, create dalla fantasia degli interpreti, riconduce in maniera piana la fattispecie a ripetute violazioni dell’obbligo di protezione di cui all’art. 2087 cod. civ. e dei diritti del lavoratore costituzionalmente garantiti, causa di danni sia patrimoniali che alla salute della vittima. ...

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Tribunale di Milano, 24 settembre 2018

E' discriminatorio il computo, ai fini del comporto, delle assenze del dipendente disabile connesse al relativo handicap. Il Tribunale dichiara illegittimo il licenziamento e la conseguente delibera di esclusione di una socia lavoratrice di cooperativa per superamento del periodo di comporto, qualificando come discriminazione indiretta il computo dei giorni utili per l'integrazione del periodo di comporto delle assenze del dipendente disabile correlati al suo handicap, poiché in violazione del principio di eguaglianza sostanziale, della Direttiva UE 2000/78/CE e del D.Lgs. 216/2003. Al fine di garantire l'eguaglianza dei lavoratori riguardo ai giorni di assenza spettanti di diritto in caso di malattia, per i dipendenti assunti in categoria protetta...

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Corte di cassazione, sentenza 11 maggio 2018 n. 11408

Ancora sulle conseguenze del rifiuto del dipendente di adempiere a un trasferimento ingiustificato. Cassando la sentenza d’appello che, a causa del carattere ingiustificato di un trasferimento, aveva annullato il licenziamento di una lavoratrice che si era rifiutata di ottemperarvi, la Corte ricorda i due contrastanti orientamenti giurisprudenziali relativi alla legittimità del rifiuto al trasferimento illegittimo, per adottare una via in un certo senso intermedia, che passa dalla verifica, ai sensi dell’art. 1460 cod. civ., della non contrarietà a buona fede del rifiuto del lavoratore a rendere la prestazione, avuto riguardo alle concrete circostanze del caso, in un’ottica di bilanciamento degli interessi...

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Corte di cassazione, sentenza 9 maggio 2018 n. 11169

Lasciare inattivo un lavoratore comporta automaticamente anche un danno non patrimoniale. Ribadendo un principio già affermato nella sentenza n. 7963/2012, la Corte rileva infatti che il comportamento del datore di lavoro che lascia in condizioni di inattività il dipendente non solo viola l’art. 2103 cod. civ., ma lede anche un bene immateriale per eccellenza, qual è la dignità professionale del lavoratore, che produce automaticamente (senza necessità di prova, invece dovuta in caso di semplice demansionamento) un danno rilevante sul piano patrimoniale, suscettibile di valutazione e di risarcimento anche in via equitativa. In base a tale principio, la Corte cassa la sentenza che...

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Corte di cassazione, sentenza 2 maggio 2018 n. 10435

Violazione dell’obbligo di repechage tra tutela reintegratoria e tutela indennitaria. Con l’importante e discutibile pronuncia, la Cassazione affronta per la prima volta “ex professo”, in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il tema del regime sanzionatorio, vigente la legge Fornero, nel caso in cui il datore di lavoro dimostri la sussistenza della ragione produttiva, organizzativa etc. a sostegno del licenziamento, ma non il proprio adempimento dell’obbligo di repechage. Premesso che il dato della “manifesta infondatezza del fatto posto a base del licenziamento” che, secondo la legge, autorizza la tutela reintegratoria è riferibile ad ambedue i presupposti di legittimità della fattispecie, ne...

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Corte di cassazione, sentenza 27 aprile 2018 n. 10280

Postare su facebook un commento offensivo sul datore di lavoro realizza il reato di diffamazione e può condurre al licenziamento. Una lavoratrice era stata licenziata per giusta causa per avere postato su facebook un commento offensivo sulla propria datrice di lavoro. In giudizio, la dipendente sosteneva, tra l’altro, che avendo usato facebook per indirizzare il suo messaggio a pochi destinatari, sarebbe mancata la consapevolezza della sua possibile diffusione oltre i diretti destinatari. La Corte ricorda viceversa che la condotta di postare un messaggio offensivo su di una persona individuata o facilmente individuabile realizza necessariamente la diffusione di esso ad un pubblico...

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