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Sentenze

Cortolex > Sentenze (Page 10)

Corte di cassazione – sentenza 15 novembre 2016, 23286

MASSIMA: "La generale equiparazione fra discriminazioni di genere e molestie sessuali sancita, oltre che dall'art. 26 comma 2° del d.lgs. n. 198/2006, anche dall'art. 2 comma 1°, lett. d) della direttiva 2000/78/CE, comporta la doverosa applicazione alle seconde del medesimo regime probatorio presuntivo previsto per le discriminazioni di genere dall'art. 40 del succitato d.lgs., con la conseguenza che ove risultino fatti dai quali si può presumere che vi sia stata una discriminazione diretta o indiretta, incombe alla parte convenuta provare che non vi è stata violazione del principio di parità di trattamento. Nel caso esaminato la Corte conferma la nullità...

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Corte di giustizia UE – sentenza 10 novembre 2016, causa C-199/2015

MASSIMA: "La Corte di Giustizia dell'U.E. ha dichiarato in materia di appalti pubblici che è compatibile con la normativa comunitaria  (nello specifico l'art. 45 della direttiva 2004/18/CE) la norma che esclude dalla gara (ed anche dalla successiva aggiudicazione) l’impresa che risulta in possesso del DURC (documento unico di regolarità contributiva) al momento dell’aggiudicazione ma non al momento della presentazione dell’offerta." ...

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Corte di cassazione – sentenza 9 novembre 2016, n. 22798

MASSIMA: "Anche nel caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo consistente nella soppressione della posizione di lavoro, ove il demansionamento rappresenti l'unica alternativa al recesso datoriale, non è necessaria una richiesta del lavoratore in tal senso, ma è onere del datore di lavoro, in attuazione del principio di correttezza e buona fede, prospettare al dipendente la possibilità di un reimpiego in mansioni inferiori compatibili con il suo bagaglio professionale."   ...

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Corte di Cassazione – sentenza 7 novembre 2016 n. 22552

MASSIMA: " Con sette sentenze, depositate il 7 novembre 2016, di cui la prima è la n. 22552, la Cassazione, partendo dalla sentenza della Corte di giustizia europea del 26 novembre 2014, ha statuito che nel settore scolastico, l'ipotesi di reiterazione di contratti a termine in relazione ai posti individuati per le supplenze su cd. organico di fatto e per le supplenze temporanee non puo' di per sé configurabile alcun abuso ai sensi dell'Accordo Quadro allegato alla direttiva n. 1999/70/CE, fermo restando il diritto del lavoratore di allegare e provare il ricorso improprio o distorto a siffatta tipologia di supplenze, prospettando...

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Corte di cassazione – sentenza 3 novembre 2016 n. 22323

MASSIMA: "E’ nullo il licenziamento ritorsivo, quale ingiusta e arbitraria reazione a un comportamento legittimo del lavoratore. In un caso in cui un dipendente era stato licenziato per giustificato motivo oggettivo subito dopo aver vinto la causa intentata per aver subito una dequalificazione, la Corte, confermando la nullità del licenziamento, ribadisce che il divieto di licenziamenti discriminatori stabilito dalla legge è esteso anche ai licenziamenti ritorsivi o per rappresaglia in ogni caso in cui la reazione ritorsiva costituisca l’unica ragione determinate del licenziamento. La prova in giudizio del carattere ritorsivo grava sul lavoratore, che necessariamente ricorre spesso all’utilizzo di presunzioni,...

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Corte d’Appello di Venezia – sentenza 7 novembre 2016, n. 136

MASSIMA: "La conversione del contratto a termine illegittimo in contratto a tempo indeterminato si applica anche alle fondazioni lirico sinfoniche. Nel caso di specie, riguardante una successione di contratti a termine stipulati tra un musicista e una fondazione lirico sinfonica, il termine viene dichiarato nullo data l’assenza di esigenze di temporaneità della prestazione. La Corte dichiara la sussistenza di un contratto a tempo indeterminato, anche in considerazione della recente pronuncia della Corte costituzionale (sentenza n. 260/2015).".   ...

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Corte di cassazione – sentenza 3 novembre 2016, n. 22318

MASSIMA: "Non spetta la pensione di reversibilità in caso di convivenza more uxorio col pensionato defunto, diversamente a quanto riconosciuto all’ex coniuge. Il convivente di fatto, spiega la Corte, non è incluso, per legge, tra i soggetti che possono beneficiare del trattamento pensionistico di reversibilità e ciò sebbene la convivenza avesse assunto il carattere della stabilità e della certezza. Il trattamento pensionistico di reversibilità, infatti, trova la sua giustificazione in un preesistente rapporto giuridico che sussiste in caso vincolo coniugale e che manca, invece, nel caso di mera convivenza. Secondo la Corte “la diversità delle situazioni poste a raffronto giustifica...

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Tribunale di Milano – sentenza 28 ottobre 2016, n. 2875

MASSIMA: "La previsione del medesimo periodo di comporto sia per un lavoratore disabile che per un lavoratore non disabile costituisce discriminazione indiretta. Nel caso di specie un lavoratore portatore di handicap veniva licenziato per superamento del periodo di comporto. Un’interpretazione costituzionalmente orientata e in linea con la normativa e la giurisprudenza comunitarie porta il giudice a ritenere che, ai fini del licenziamento, la previsione di un comporto identico per due situazioni diverse (la presenza o l’assenza di handicap) costituisce discriminazione indiretta. Inoltre, in merito alla prova della discriminazione, il giudice richiama le direttive comunitarie (2000/43/CE e 2000/78/CE) secondo le quali, quando chi...

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Corte di Appello di Firenze – sentenza 20 ottobre 2016, n. 792

MASSIMA: "La scelta del lavoratore da licenziare per giustificato motivo oggettivo, per esigenza di ridurre il personale, deve ispirarsi ai principi di correttezza e buona fede. Nel caso di specie, il lavoratore ricorrente veniva licenziato per giustificato motivo oggettivo, collegato ad una riduzione di personale (non di entità tale da dar luogo a un licenziamento collettivo). Il giudice ritiene che in questa ipotesi non sussista un obbligo di repechage, ma piuttosto il diritto del lavoratore al rispetto dei principi di correttezza e buona fede, che ancorino la scelta del lavoratore da licenziare a criteri oggettivi (nel caso, la scelta appariva...

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Corte di cassazione – sentenza 26 ottobre 2016, n. 21649

MASSIMA: "L'esercizio del diritto di critica del lavoratore nei confronti del datore di lavoro è legittimo se limitato a difendere la propria posizione soggettiva, nel rispetto della verità oggettiva, e con modalità e termini inidonei a ledere il decoro del datore di lavoro o del superiore gerarchico e a determinare un pregiudizio per l'impresa. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto correttamente inquadrato nel legittimo diritto di critica l'invio al datore di lavoro di una lettera di denuncia del lavoratore di comportamenti scorretti ed offensivi posti in essere dal superiore gerarchico in proprio danno, con allegato un parere "pro veritate" di...

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