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Cortolex > Sentenze (Page 5)

Corte di Cassazione, sentenza 25 maggio 2017 n. 13178

MASSIMA:"La Corte di Cassazione ha stabilito che per quanto riguarda il licenziamento disciplinare, la verifica sulla reintegra del lavoratore in caso di sproporzione tra comportamento e provvedimento espulsivo si basa sul fatto se l’atteggiamento di quest’ultimo sia stato disciplinato dal Contratto collettivo o dal codice disciplinare come provvedimento conservativo. In caso contrario (mancata casistica contrattuale), potrà essere stabilito solo un risarcimento danni. Nel caso di specie si tratta di un rapporto di lavoro al quale si è applicato l’articolo 18 della Legge 300/1970, così come riformulato dalla Legge 92/2012 (c.d. Riforma Fornero). Il rapporto di lavoro del personale assunto dalle...

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Corte di Cassazione, sentenza 23 maggio 2017 n. 12919

MASSIMA:"La Corte di Cassazione, al termine di una disamina relativa all’art. 47 della legge n. 428/1990, dell’art. 2112 c.c. e delle disposizioni comunitarie, ha affermato che il singolo lavoratore non può opporsi alla cessione del suo rapporto di lavoro. La Suprema Corte ha posto in evidenza la differenza tra la cessione del singolo contratto ove è richiesto il consenso dell’interessato (Cass., 5 maggio 2008, n. 5932) e la cessione di azienda ove “la successione legale nel rapporto di lavoro del cessionario non necessita del consenso dei contraenti ceduti (Cass., 4 dicembre 2012, n. 21711)” atteso ché la norma ha natura...

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Tribunale di Milano, 9 maggio 2017, n. 12463

MASSIMA:"l trasferimento di un servizio sanitario da una ad altra azienda sanitaria pubblica, anche se previsto dalla legge regionale, costituisce passaggio di attività ai sensi dell’art. 31 del d.lgs. 165/2001: è pertanto antisindacale il mancato rispetto delle procedure di informazione e consultazione sindacale. Nel caso di specie erano stato trasferito il servizio vaccinale da una Agenzia di Tutela della Salute alla Azienda Socio Sanitaria Territoriale, quale effetto della riorganizzazione delle strutture sanitare previsto dalla legge della Regione Lombardia n. 23/2015, omettendo la procedura sindacale di cui all’art. 47 della l. 428/1990. Il Tribunale respinge la tesi degli enti convenuti che...

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Corte di cassazione, 2 maggio 2017 n. 10636

MASSIMA:"I controlli difensivi "occulti" sono tendenzialmente ammissibili, anche ad opera di personale estraneo all'organizzazione aziendale, in quanto diretti all'accertamento di comportamenti illeciti diversi dal mero inadempimento della prestazione lavorativa, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, ferma comunque restando la necessaria esplicazione delle attività di accertamento mediante modalità non eccessivamente invasive e rispettose delle garanzie di libertà e dignità dei dipendenti, con le quali l'interesse del datore di lavoro al controllo ed alla difesa della organizzazione produttiva aziendale deve contemperarsi, e, in ogni caso, sempre secondo i canoni generali della correttezza e buona fede contrattuale." ...

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Corte di cassazione, sentenza 26 aprile 2017 n. 10310

MASSIMA:"Nel caso esaminato dalla Corte si trattava di un licenziamento plurimo individuale di 18 dipendenti per ultimazione dei lavori nel settore edilizio, intimato più di un mese prima della prevista scadenza dell’appalto in base all’indimostrata soggettiva previsione della cessazione anticipata dei lavori. La Corte, confermando l’annullando dei licenziamenti, ribadisce che il giustificato motivo oggettivo deve essere fondato su elementi di fatto esistenti e verificabili al momento della comunicazione del recesso e non su ipotesi future ed eventuali." ...

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Tribunale di Taranto, 21 aprile 2017

MASSIMA:"Anche nella disciplina del contratto a tutele crescenti, applicabile al lavoratore assunto dopo l’entrata in vigore del d.lgs. 23/2015, l’omessa contestazione specifica degli addebiti disciplinari (tempestiva e antecedente rispetto al provvedimento licenziamento) esclude in radice la sussistenza di qualsiasi fatto materiale, pur se astrattamente idoneo a fondare un licenziamento per giusta causa, con la conseguente applicazione della tutela reintegratoria. La contemporanea giustificazione del recesso con un motivo oggettivo, per ragioni del tutto generiche e pretestuose, appare strumentale ad evitare la reintegrazione per l’insussistenza del fatto, configurando una nullità del recesso per frode alla legge." ...

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Corte di cassazione, sentenza 19 aprile 2017 n. 9869

MASSIMA:"Nell’ambito di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, la sola proposta di assegnare al lavoratore mansioni riconducibili a un livello professionale inferiore non è idonea a soddisfare l’obbligo datoriale di verificare il possibile reimpiego del dipendente in altre posizioni equivalenti. Difatti, l’offerta di ricoprire una mansione alternativa, fatta al lavoratore e da questi non accettata, connotata da un contenuto professionale peggiorativo non assolve all’obbligo del repêchage e non esonera, dunque, l’imprenditore dalla verifica circa la possibile ricollocabilità in mansioni equivalenti. Ad affermarlo è la Cassazione che, aderendo a un orientamento recente emerso in giurisprudenza, pone interamente a carico del datore...

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Corte d’Appello di Milano, 10 aprile 2017, n. 910

MASSIMA:"L’art. 18 della L. 300/1970 non è applicabile al socio lavoratore di cooperativa solo quando la cessazione del rapporto di lavoro derivi da cause di estromissione attinenti al rapporto societario. Nelle cause relative sia al rapporto mutualistico sia al rapporto di lavoro del socio di cooperativa è competente il giudice del lavoro, con applicabilità del “rito Fornero”. Relativamente al merito, quando il rapporto associativo viene a cessare in conseguenza del recesso illegittimo dal rapporto di lavoro – e non viceversa – si applicano le tutele dell’art. 18 della L. 300/70, compresa l’ipotesi di reintegrazione nel posto di lavoro. Tale principio...

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